L’icona

«Devo ringraziare tutti, partendo dagli albori della mia carriera…Mister Jones per avermi scelto nel mio primo film, Mister Scorsese per avermi insegnato così tanto sull’arte cinematografica. I miei genitori, nulla di questo sarebbe possibile senza di voi. E i miei amici, vi amo con tutto il cuore, sapete cosa rappresentate per me»

Sono alcune parole del discorso di Leonardo DiCaprio, sul palco del Dolby Theatre, fresco di Oscar come miglior attore. Il protagonista di The Revenant, classe 1974, star di Hollywood, ha impugnato la statuetta nel 2016. Per la prima volta, dopo sei nomination. E dopo una sfilza di film, vent’anni e passa di carriera. Il fatidico speech è stato anticipato da un boato di acclamazione. Accompagnato da una cascata inarrestabile di commenti online, e non solo. Commenti che si sono aggiunti a esternazioni e messaggi di supporto, in circolazione da molto tempo.

leo
Non arrendersi mai: è il murales che è stato dedicato all’attore su La Brea Avenue a Los Angeles, dove è nato (foto: Ciak)

Vi siete mai chiesti perché negli ultimi anni così tante persone si siano mobilitate per l’Oscar di DiCaprio? Perché così tante persone abbiano chiesto a gran voce: date un Oscar a Leo? L’artista ha sempre visto da lontano il premio, il più ambito per chi ha scelto di fare cinema. Un “caso”, una maledizione, adottata dal pubblico. Ad esempio, per il loro beniamino alcune fan russe avevano realizzato in anticipo delle imitazioni fatte a mano dell’ambito trofeo.

Sì, è vero: la vittoria mancata si è prestata facilmente a essere preda di battute pungenti, gif esilaranti, video di sberleffo. La dimensione ridanciana è emersa sopra tutti gli altri aspetti della faccenda. Ormai la smorfia divertita partiva in automatico appena entravamo in contatto con l’accoppiata DiCaprio-Oscar. E scattava la petizione, seppur ironica.

Ricordate, però: la satira nasce sempre da una sensibilità collettiva. Per chi lo sottoscriveva, quell’appello valeva davvero. Seriamente.

Allora la risposta alla nostra domanda iniziale si trova nella dinamica degli eventi. Tanti volevano che DiCaprio fosse incoronato dai giurati dell’Ampas (Academy of Motion Picture Arts and Sciences). Perché è bravo, perché lo merita. È diventato l’icona di chi ha talento, di chi lavora in modo rigoroso, approfondito, ostinato. Di chi, tuttavia, non ottiene riconoscimenti pubblici. Nel caso specifico, il riconoscimento più prestigioso. Di chi, malgrado la delusione, non si sposta di una virgola e tira dritto. Lo status di icona comporta anche un po’ essere idealizzati, ma fa parte del meccanismo e va bene così. Dopo la notte del 28 febbraio, dopo l’88esima edizione che gli ha conferito una consacrazione a lungo sfuggita, Leonardo DiCaprio ora è l’icona di qualcos’altro.

Del fatto che le capacità da un lato e lo studio dall’altro, alla fine, brillano sotto gli occhi di tutti. Anche se occorre aspettare un po’ e in mezzo pigliarsi in faccia qualche schiaffo psicologico.

Questo vale per la nuvola dorata di Hollywood, come per il resto del discreto mondo terreno. Il mondo di tutti quelli che scrivevano o dicevano: #OscarforLeo.

 

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