Il tallone di Hillary

Il giornale tedesco The Local ha stilato una sorta di lista della spesa per Hillary Clinton, tra i candidati dei democratici alle primarie americane per le elezioni del prossimo novembre. Sei ingredienti che l’ex first lady, prima donna a diventare presidente, potrebbe importare dalla prima cancelliera della Germania al governo da dieci anni, Angela Merkel.

Hillary Rodham Clinton, Angela Merkel
Hillary e Angela al Dipartimento di Stato di Washington nel 2011 (Foto: AP/Manuel Balce Ceneta)

Tra queste ce n’è una su cui soffermarsi, la penultima: “trasformare la più grande debolezza nella propria forza”, ovvero rendere il tallone d’Achille un cavallo di battaglia. Pensando a Merkel viene incontro subito un esempio concreto. Le mani intrecciate a forma di piramide rovesciata, ormai un suo tratto distintivo: secondo il giornalista del The Local Jörg Luyken quel gesto è il risultato del fatto che la politica, davanti all’obiettivo di fotografi e operatori, “non ha mai saputo cosa fare con le mani”. E quindi, deduce il lettore, si è inventata la posa per tamponare e amministrare la goffaggine innata in situazioni analoghe. E sempre il lettore, a partire da questo articolo, potrebbe ricordarsi un altro pezzo, dal titolo Mysterious Merkel, apparso nel 2011 sul settimanale statunitense Newsweek. 

newsweek
La copertina di Newsweek (dicembre 2011)

L’autore Roger Boyes riprende un passo della biografia scritta da Margot Heckel, che racconta la paura dei tuffi di Merkel bambina. Un giorno ad esempio, a scuola, è rimasta immobile per tutto il tempo, pronta per l’immersione, ma solo nel preciso istante in cui è suonata la campanella della scuola, a decretare la fine della lezione e a spopolare la piscina, è riuscita a sprofondare negli abissi. L’episodio può suggerirci qualche spunto di buon senso sulla sua psicologia, continua Boyes, senza scomodare la psicanalisi: “esita, rimugina e eventualmente trova il coraggio di agire”. L’affermazione trascina con sé anche un altro interrogativo, più complesso: “non potrebbe essere che lei aveva, e ha tuttora, paura di sbagliare agli occhi degli altri?”. Di certo c’è una conclusione da fare: “ha stirato le regole fino al limite ma alla fine è rimasta nel loro perimetro”.

L’aneddoto descrive, si suppone, una delle prime volte in cui la giovane tedesca ha saputo “trasformare la più grande debolezza nella propria forza”. E così dovrebbe fare anche Hillary Clinton, secondo The Local, per lavorare su un certo “imbarazzo sul palco”. “Forse – è la conclusione dell’analisi – una chiamata veloce al Kanzleramt (Cancelleria federale) potrebbe tornare utile”.

 

 

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