Come nasce (e come cresce) un intergruppo parlamentare

«Non c’è nulla di obbligatorio».

È questa la risposta più ricorrente alla domanda “come funziona un intergruppo parlamentare?”. È la replica di chi ne fa parte, di chi ha scelto di iscriversi e di chi ha deciso di fondarne uno: «Avevo chiesto dei riferimenti ma non esistono, sostanzialmente».
Gli intergruppi parlamentari sono delle libere associazioni tra deputati e senatori, non riconosciute, ovvero non disciplinate da un regolamento. Non esiste un registro ufficiale né un protocollo con l’elenco di tutti gli intergruppi attivi, come confermano sia l’Ufficio degli affari generali di Camera e Senato sia le Segreterie particolari dei rispettivi presidenti, Laura Boldrini e Pietro Grasso. È buona norma tuttavia che i fondatori del nuovo intergruppo li informino, tramite comunicazione telematica o scritta. Trattasi della cosiddetta “cortesia istituzionale”, perché in fondo l’e-mail di notifica dovrebbe arrivare a entrambi, essendo parlamentari. E talvolta accade che il presidente stesso, in questo caso Boldrini, si faccia promotrice dell’iniziativa di creare a ottobre 2015 un intergruppo sulle questioni di genere.

L’inizio: un’e-mail a deputati e senatori, una comunicazione alla Presidenza

Veniamo dunque all’inizio vero e proprio. Come nasce un intergruppo? Per motivi pratici quasi sempre tramite e-mail: l’ideatore scrive ai colleghi che via via rispondono per confermare la propria adesione. Capita però anche che l’annuncio sia dato in modo più informale in Aula, tra i banchi, tramite passaparola, soprattutto all’inizio della legislatura quando «gli intergruppi fioccano». Avere una lista completa di quelli attivi è impossibile, anche se si volesse ricostruirla via e-mail. Perché, riferiscono deputati e senatori, a loro di e-mail ne arrivano tante, quindi molte vengono cancellate nel momento in cui non sono giudicate interessanti. Già, perché il primo requisito per decidere di partecipare a un intergruppo è che la materia trattata sia ritenuta interessante, affine alla sensibilità o al trascorso del politico.

intergruppi1

L’intergruppo viene costituito per dedicarsi a una causa specifica, che sta a cuore ai singoli aderenti, spesso di partiti diversi, con provenienze politiche trasversali. «Ci sono parlamentari di maggioranza che non riescono a essere iperattivi, sono in tanti. La vedono come un’occasione per darsi da fare», confessa un’esponente di opposizione. Facendo i conti, maggioranza e opposizione sono rappresentate in modo più o meno proporzionale, considerando comunque che la maggioranza, per definizione, ha più numeri. In molti casi la finalità è legislativa: modifica al quadro normativo e regolamentare, proposta di misure condivise all’esterno, mozioni, interrogazioni, ordini del giorno, accelerazione di atti fermi in Parlamento, influenza sull’indirizzo governativo. Altri intergruppi invece hanno un intento sociale piuttosto che politico, sono più slegati dal Parlamento, costruiscono principalmente iniziative, convegni o campagne, con la collaborazione di soggetti esterni.

Non c’è uniformità neppure dal punto di vista della comunicazione. Alcuni annunciano la loro formazione sul sito istituzionale, altri creano una propria piattaforma, soprattutto le realtà più grandi, in cui lavorano più persone, come l’intergruppo per l’innovazione tecnologica o quello per la cannabis legale, due dei pochi a pubblicare anche i nomi di tutti i componenti. Per l’organizzazione è responsabile di solito il parlamentare fondatore, ma non è raro che se ne occupi anche la “società civile”, le associazioni o i cittadini coinvolti nel sostenere la causa. Lo spiega Beatrice Brignone, deputata del gruppo parlamentare Alternativa libera- Possibile e una delle maggiori fautrici dell’intergruppo per l’eutanasia e il testamento biologico. Conta 123 membri secondo il dato aggiornato a fine settembre, è stato co-promosso dall’Associazione Luca Coscioni, che ne ha comunicato la costituzione e che spesso organizza e trasmette l’assemblea in streaming su Radio Radicale.

Due tipologie di intergruppi e la loro attività in Parlamento

Come ha scritto Openpolis, gli intergruppi per comodità possono essere distinti in due famiglie: quelli che affrontano questioni di grande respiro e quelli che guardano a interessi più particolari. Prendiamo qui due esempi: da una parte il già citato intergruppo per l’eutanasia e il testamento biologico, attivo da settembre 2015, dall’altra quello delle piccole botteghe artigiane, nato a fine luglio.

intergruppi-due

La differenza principale, nel caso specifico e in questo momento specifico, riguarda il tipo di attività istituzionale. Singoli esponenti del primo intergruppo, costituito proprio con il fine di calendarizzare la legge sul fine vita, hanno presentato alcuni disegni di legge attualmente all’esame della Commissione, in materia di eutanasia e testamento biologico. Il lavoro del secondo intergruppo è ancora in una «fase propedeutica di sensazioni», dice il co-fondatore Mino Taricco, deputato Pd e vicepresidente della Commissione parlamentare per la semplificazione. L’intenzione è di andare ad agire a lungo termine sulle questioni della sicurezza sul lavoro, sulle norme ambientali, sui temi fiscali. Non è stato ancora discusso nulla, spiega, ma continua il confronto con Confartigianato, Cna (Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa), mondo delle botteghe artigianali e artistiche che l’hanno contattato in questi anni e che hanno dato impulso all’iniziativa, a cui hanno aderito una cinquantina di parlamentari.

Numeri e proposte di legge a parte, l’organizzazione della tabella di marcia dei vari intergruppi (di entrambe le tipologie) non è dissimile. Il gruppo di lavoro iniziale di solito si restringe perché non tutti hanno modo di seguire la materia allo stesso modo e di conseguenza sono scelti dei referenti, talvolta divisi per Camera e Senato. I contatti avvengono soprattutto via email, chat e WhatsApp, le riunioni si svolgono all’interno delle sale del Parlamento, accogliendo anche gli ospiti esterni accreditati, oppure all’occorrenza nei luoghi vicini (caffè, alberghi, bar). I tempi variano: in media una, massimo due volte al mese, una decina di volte l’anno, tenendo conto dei lavori di Camera e Senato, della presidenza della Commissione di merito o della data di calendarizzazione della legge. In tal caso le riunioni si infittiscono. Anche i temi variano: dal punto della situazione e dal dibattito generico fino alla discussione del testo base di una legge o dei tempi previsti per un’audizione.
Infine, bisogna distinguere caso per caso. Ci sono intergruppi piccoli e meno piccoli, noti e meno noti, giovani e meno giovani. Come gli “amici della montagna”, uno dei più longevi.

Giusto o sbagliato non regolamentare?

La foto qui sotto risale al 2014 ed era stata pubblicata dalla testata Eunews, venuta in possesso in anteprima della lista dei 28 intergruppi del Parlamento europeo, dove l’istituto è normato.

parlamentoeuropeo

Ma i diretti interessati pensano che sia giusto seguire le orme di Bruxelles? Una parte dei rappresentanti del nostro Parlamento oppone una serie di ragioni davanti ai vantaggi di non trasformare gli intergruppi in organi costituzionali: «l’assenza di vincoli aiuta il dialogo tra i partiti», «permette di rompere gli steccati, siamo già tutti schedati qui», «garantisce la libera iniziativa», «è funzionale a risolvere i problemi», «non essendoci regolamenti, occorre avere una forte motivazione», «se fosse considerata attività istituzionale sarebbe difficile da incastrare», «la forza sta nello spiegare ai colleghi di partito la bontà del progetto».
Giusto o sbagliato, gli intergruppi parlamentari continueranno a nascere.

E a crescere.

Marta Latini

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