Il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto

Non c’è bisogno di ripeterlo un’altra volta. Il concetto è chiaro: Barack non l’ha sfangata. Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti hanno decretato l’affermazione della maggioranza del partito repubblicano tanto alla Camera quanto al Senato. Tuttavia, come accade in quasi ogni situazione, il bicchiere appare allo stesso tempo, a due diversi occhi, ora mezzo pieno ora mezzo vuoto. Nel caso specifico, il modello viene riproposto oggi da due corrispondenti di casa nostra. Paolo Mastrolilli de La Stampa dà per possibile il percorso in ascesa del Great old party da qui alle elezioni presidenziali:
«Ora tutto torna in gioco, in vista delle presidenziali del 2016. La coalizione di Barack è crollata e i repubblicani hanno un percorso praticabile da seguire per tornare alla Casa Bianca, se si considerano anche le vittorie in Florida e in Wisconsin per la poltrona di governatore. Scott Walker, che ha trionfato in questo stato blu, potrebbe presto emergere come un forte candidato presidenziale, oltre ai nomi già noti e citati come quelli di Jeb Bush, Rand Paul, Marco Rubio, e Chris Cristie. L’establishment poi si è preso la rivincita sul Tea Party, dimostrando che i candidati moderati vanno più lontano. Ora però dovrà smettere di dire solo no ad Obama e fare ostruzionismo, come ha fatto finora il nuovo leader del Senato Mitch McConnell, se non vuole pagare la paralisi fra due anni».
Federico Rampini, dalle pagine di Repubblica, avverte che «il pericolo più insidioso per i repubblicani è di sopravvalutare questo test elettorale» e aggiunge:
«La vera battaglia per l’egemonia dentro il partito repubblicano comincia ora, e forse deve prescindere dal risultato elettorale. Questa destra ha gestito le elezioni di midterm senza un leader e senza una piattaforma chiara (…) La vera chance per i repubblicani è Ronald Reagan. Per ritrovare la capacità di vincere la Casa Bianca, occorre studiare quello che fu l’ultimo leader della destra. Più pragmatico di quanto lo si ricordi, capace di aumentare spesa pubblica e tasse quando necessario. Meno falco in politica estera della sua iconografia: ritirò i marines da Beirut dopo una strage. I candidati per riportare in quell’alveo il partito repubblicano non mancano, da Jeb Bush a Chris Christie. Fondamentale è stabilire un dialogo con le minoranze etniche. Ma contro questi candidati moderati la minaccia peggiore può venire proprio dai loro compagni di partito di Congresso. Se nei prossimi due anni il Congresso saprà solo dire di no alle iniziative di Obama, farà ostruzionismo fino alla paralisi, la rimonta democratica ha buone possibilità di successo».
Nel bicchiere, mezzo pieno o mezzo vuoto che sia, il contenuto ad ogni modo è limpido e cristallino: i democratici hanno perso senza se e senza ma, e il loro leader deve ripensare quanto prima una risposta politica, per il presente e dunque per il 2016.

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L’eclisse

Oggi, nel 1931, nasceva a Roma Monica Vitti. L’età delle signore non si rivela, impone l’etichetta. Quindi i conti si fanno in separata sede. Tanto, a essere sinceri, il compleanno, seppur importante, è solo un pretesto per dedicarsi a una donna che il cinema italiano ha saputo conquistarsi e a cui ha dovuto rinunciare da quando si è ritirata dalle scene a vita privata.
L’Eclisse, un film di Antonioni del ’62 in cui recita nella parte di Vittoria, potrebbe essere la metafora con cui descrivere le conseguenze della sua assenza. Un’eclissi lunare parziale, volendo riferirsi con precisione alle categorie scientifiche. Parziale perché crea un buio che però non riesce a nasconderci la luminosità della sua esperienza artistica. Di lunare poi Monica ha un po’ tutto: quella voce, differente dalla nostra, così friabile che sembra sgretolarsi. Il suo stile: come la luna, brillante e accattivante, ineffabile e distante.
In un’intervista di alcuni anni fa racconta gli inizi, nei dintorni dell’accademia nazionale d’arte drammatica Silvio D’Amico: «Io studiavo lì vicino e passando guardavo questa villa circondata da un cancello di ferro e dentro dei ragazzi che strillavano, piangevano, ridevano, si buttavano per terra. Sembravano dei matti però sembravano dei matti felici. Allora ho pensato: pensa che bello stare lì dentro, non essere matta ed essere libera di fare tutte queste cose, di vivere così al di dentro di quel cancello e al di fuori della vita».
Al di dentro e al di fuori: vicina con il suo raggio, lontana con la sua ironia. Il destino lunare era già segnato. E il riverbero giunge sempre intatto.
Tanti auguri, Monica.

Professione lettore

Il debutto di questo blog giunge alla fine di una settimana piuttosto curiosa, per non dire bizzarra. In ogni caso rappresentativa. Da una parte c’è il ministro della cultura francese, Fleur Pellerin, che in un’intervista a Canal Plus confessa: «Ammetto senza alcun problema che non ho tempo di leggere da due anni. Leggo molte note di lavoro, lanci d’agenzia e testi di legge. Ma non leggo molto altro».
Dall’altra parte, in Italia, c’è Libriamoci, un’iniziativa organizzata dal Mibact insieme al Miur. Le scuole dedicano tre mattinate intere, dal 29 al 31 ottobre, alla lettura di libri, a voce alta, con la partecipazione di artisti, scrittori, giornalisti noti. Il ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini ne spiega lo scopo: «In un mondo che va sempre più veloce questa è la chiave per far capire ai giovani il valore della lettura, che non può diventare veloce, non può essere multitasking, ma consente di usare per se stessi la risorsa in assoluto più limitata: il tempo».
Le parole e di conseguenza le posizioni dei due colleghi, Pellerin e Franceschini, sembrano ad una prima occhiata antitetiche. Eppure c’è qualcosa di sostanziale, alla base, che li rende incredibilmente prossimi. L’insistenza sul tempo, connesso alla lettura. La convinzione che, per leggere, una giornata ordinaria non sia adatta né sufficiente, zeppa com’è di incombenze, distrazioni, angustie, rendendo necessaria la soluzione di sospendere il ruolo quotidiano, sia esso di politico o di studente, per consacrarsi totalmente ad un altro mestiere.
Quello del lettore.
Una filosofia del genere sembra figlia dei nostri tempi, dove ciascuno si sceglie una vocazione, si trincera nella propria specializzazione, e di lì non si schioda. Passando poi dal generale al particolare c’è da dire che la notizia si incrocia con la prima pubblicazione del blog qui presente, che prenderà in considerazione le dichiarazioni comparse sulla stampa, comprese, come d’uso, tra virgolette basse o caporali. La coincidenza per cui questo spazio editoriale sia inaugurato proprio mentre la lettura viene proclamata scopertamente professione a pieno titolo conferisce al tutto il sapore di una sfida.