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Il caminetto

“Il discorso del caminetto” è la formula con cui la Repubblica anticipava in sintesi lo spirito del messaggio, il primo di fine anno, del capo dello Stato Sergio Mattarella (eletto il 31 gennaio 2015).

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Uno sguardo emblematico dello stato d’animo (foto: Ansa)

Il rimando è all’accezione, diremmo, positiva del termine: le conversazioni del caminetto (fireside chats), inaugurate dal presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt. Ovvero trasmissioni radiofoniche di grande successo in cui si rivolgeva direttamente agli americani per spiegare, in quel caso, l’azione di governo. Un rapporto familiare e informale con i cittadini. Praticamente il contrario del secondo significato assunto dalla parola in italiano: la politica del caminetto indica le riunioni ristrette e segrete di pochi in cui si prendono decisioni di peso, al riparo dalla trasparenza e dal pluralismo.

«Questa sera non ripeterò le considerazioni che ho fatto, giorni fa, incontrando gli ambasciatori degli altri Paesi in Italia sulla politica internazionale, e neppure quelle svolte con i rappresentanti delle nostre istituzioni. Stasera vorrei dedicare questi minuti con voi alle principali difficoltà e alle principali speranze della vita di ogni giorno.»

Un esordio programmatico quello di Mattarella, dopo aver messo in soffitta la poderosa scrivania di legno, quasi costituisse un muro frapposto tra il suo monito e il pubblico in ascolto, infrangendo le previsioni delle settimane addietro. Ha optato per le stanze dell’appartamento privato al Quirinale. Intorno: una stella di Natale, il presepe sotto la campana, alcuni foglietti in mano tirati in ballo come canovaccio o come scenografia. E poi una poltrona, elegante ma non troppo pomposa.

Il discorso senza scrivania è una novità del 2015. E forse dei futuri discorsi di fine anno firmati Mattarella.

Davanti al caminetto. Quello di rooseveltiana memoria, s’intende.

 

Verba non volant

Il nuovo presidente della Repubblica italiana è Sergio Mattarella, classe 1941, giudice della Corte Costituzionale dal 2011, ex deputato dc, ex Ministro. È stato eletto sabato 31 gennaio con 665 voti, il quorum era di 505.mattarella

La riuscita collaborazione nella seduta dell’Aula ha in parte scolorito gli amari ricordi legati al teatrino del 2013, che portò poi alla soluzione di emergenza di un Napolitano bis.

Una buona notizia, dunque. Un po’ meno per questo blog, e il motivo è presto svelato.

Secondo l’Ansa il nuovo capo dello Stato è “il politico riservato che non dichiara mai”. L’articolo porta i seguenti dati: “in dieci anni, dal 2005 ad oggi, è intervenuto soltanto 29 volte”. E ancora: “l’ultima dichiarazione in ordine di tempo risale all’ormai lontano 2008, il primo febbraio, e riguarda l’ipotesi di elezioni a giugno senza una modifica della legge elettorale”.

Insomma, Mattarella potrebbe segnare una decisa inversione di rotta rispetto al suo predecessore Napolitano, almeno nell’ambito delle cosiddette esternazioni atipiche. Esse sono le manifestazioni di opinione del Presidente della Repubblica, indirizzate alla stampa e al popolo. A differenza dei messaggi formali alle Camere, non vengono disciplinate dalla Costituzione, si sottraggono alla controfirma, sono affidate alla prassi. Ciò significa che sta alla responsabilità e alla personalità del Presidente stabilire come organizzare ed esternare le proprie dichiarazioni.

Napolitano nei nove anni circa di mandato è stato spesso criticato in ragione di esternazioni numerose e considerate talvolta troppo marcate rispetto al suo ruolo. Non sembrerebbe questo il caso di Sergio Mattarella. Eppure ieri, dopo l’elezione, ne ha sfornate ben due. La prima coincide con le parole pronunciate nell’incontro con i giornalisti al palazzo della Consulta, dopo la comunicazione ufficiale dell’elezione, da parte della Presidente della Camera Laura Boldrini:

«Grazie, il pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini. È sufficiente questo».

Ribadendo, con quest’ultima frase, la sua natura poco incline alla prolissità, il Presidente ha tuttavia rilasciato una seconda dichiarazione mentre rendeva omaggio alle Fosse Ardeatine:

«L’alleanza tra nazioni e popolo seppe battere l’odio nazista, razzista, antisemita e totalitario di cui questo luogo è simbolo doloroso. La stessa unità in Europa e nel mondo saprà battere chi vuole trascinarci in una nuova stagione di terrore».

Il bilancio della prima giornata lascia sperare. D’altronde il momento storico ha bisogno di moniti assidui e netti. Da carpire e guardare da vicino, nel blog che parla di uomini e di quello che decidono di mettere tra le virgolette caporali.

Quantomeno, ci si augura che sarà così.